Il rapporto fra pittura e letteratura: “Ut pictura poesis” (Daniela)

–      La locuzione latina Ut pictura poësis, formulata dal poeta Quinto Orazio Flacco, tradotta letteralmente significa “Come nella pittura così nella poesia” (Orazio, A. Pisone, 361). Come dire quindi “la poesia è come un quadro” o “un quadro è come una poesia”. Il Poeta spiega che esiste un tipo di poesia che piace maggiormente se vista da vicino, ed un’altra che piace solamente se guardata da lontano, o riosservata una seconda volta, o analizzata con un occhio critico, come avviene per la pittura. Fin dagli antichi il legame fra la poesia e la pittura è sempre stato dibattuto. Orazio con la sua “Ars Poetica” (“L’Epistola ai Pisoni”, uno dei testi di riferimento fondamentali per tutto il discorso filosofico e storico sull’Estetica, fino ai giorni nostri) vuole mettere in risalto come in poesia e in arte esistano opere immediatamente comprensibili, lampanti, ed altre meno.

–      La pittura è come la poesia. Questa è una frase di Ovidio che fa riferimento ad una tradizione fortissima che risale a Simonide di Cleo. C´è un aneddoto, che riguarda l’arte della memoria (su questo un lungo e magnifico articolo dello storico francese Jacques Le Goff) :

–      http://legoff.provincia.parma.it/allegato.asp?ID=81971 :

“ C’è una  riunione a cui Simonide ha partecipato. C’è stato un terremoto, sono morti tutti. Simonide, però, due minuti prima era stato chiamato per risolvere un problema, cosi è uscito dalla riunione, per cui è l’unico che si è salvato. Siccome il terremoto era stato molto forte non si sapeva più dove  erano i corpi deli presenti mortii. Simonide che aveva una memoria meravigliosa si è ricordata l’immagine dove erano seduti tutti e cosi, con il suo aiuto si è ricostruito dove erano sedute le persone, permettendo las loro identificazione e la loro sepoltura.”

 – Sul filosofo rinascimentale italiano Giordano Bruno esiste un libro molto bello: L’arte della memoria e Giordano Bruno e la tradizione ermetica, la cui autrice è Francis Yates

– Pico della Mirandola (1500- Firenze]: sapeva La Divina Commedia a memoria al contrario .  A quell’epoca era molto importante dominare la retorica e la stampa era molto recente, quindi la memoria era fondamentale.

 L´arte della memoria:  http://www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/La%20Porta%20_memoriae.htm

Basata sulla convinzione della maggiore potenza della memoria visiva rispetto a quella concettuale, consisteva nel potenziare la facoltà immaginativa di coloro i quali iniziavano ad apprenderla. Lo studente doveva cominciare ad imprimersi nella memoria alcune immagini familiari (ad esempio la propria stanza da letto) per passare poi a quelle di luoghi meno noti, esterni, come piazze, oppure facciate di cattedrali (spesso costruite per servire da immagini memorizzabili, come sostiene F. Yates in Arte della Memoria). Una volta fatta propria questa facoltà, lo studente immaginava scene non reali, ma inventate, purché ricche di particolari avvincenti, facilmente imprimibili. Ad ogni immagine, perfettamente memorizzata, veniva poi associato un concetto (oppure anche una parola) da ricordare. In questo modo, allorché si doveva rammentare un discorso,oppure un tema od altro, si tornava con la mente alla figura memorizzata, riandando visivamente mente ai suoi particolari. Richiamando il ricordo del particolare, riaffiorava anche il concetto (o la parola) che ad esso era stato accostato. Dovendo fissare molti concetti, si ricorreva ad una serie ordinata di immagini, tale da poter essere rivisitata in avanti o indietro con facilità. Si poteva, ad esempio, scegliere l’interno di una chiesa perfettamente nota in ogni suo particolare e quindi, scorrendone con la mente le pareti in modo ordinato, associare a ciascuno di tali particolari (una statua, un altare, un, capitello) uno dei concetti da memorizzare. E evidente che una maggiore quantità di figure a disposizione rendeva più dilatabile la possibilità del retore di ricordare. Lullo, Scaligero, Della Porta, e soprattutto Giordano Bruno, avevano creato infinite possibilità combinatorie di immagini, rendendo parimenti vasta la potenzialità concettuale.

 Vangelo

Antica xilografia con figura mnemonica legata al vangelo di Matteo. Fermando nella memoria visiva questa immagine con i suoi simboli, era possibile ricordare il contenuto dell’intero Vangelo.

Grammatica

La Grammatica come immagine di memoria (da J, Romberch, Congestorium artificiosae memoriae, 1553)

Sistema di memoria

Sistema di memoria basato sull’interno di un’abbazia
(da J, Romberch, Congestorium artificiosae memoriae, 1553)

– Nella tradizioni abbiamo due aspetti, uno greco e uno cristiano, una di questa tradizioni privilegia la visione. La concezione della coscienza, nella tradizione ocidentale, è legata alla visione ( all´estetica).

  Il verbo vedere viene da una radice indoeuropea WHEID (“ IO HO VISTO E QUINDI SO”), cioè, indica che la coscienza della tradizione occidentale viene dall’immagine. Ossia è importante l’immagine e non la lettera. Da questo si arriva a Platone che rifiuta la scrittura a favore dell’immagine.      (In principio noi leggiamo:  l’arte trasmette il modello della scrittura) 

– C’è un condizionamento della persona al modello della creazione, cioè, la decodificazione dell’arte è legata alla identificazione di modelli culturali scritti, ossia, è la scrittura che fa da modello.

 Platone Fedro

Perché, o Fedro, questo ha di terribile la scrittura, simile per la verità, alla pittura: infatti, le creature della pittura ti stanno di fronte come se fossero vive, ma se domandi loro qualcosa, se ne restano zitte, chiuse in un solenne silenzio; e così fanno anche i discorsi. Tu crederesti che parlino pensando essi stessi qualcosa, ma se, volendo capire bene, domandi loro qualcosa di quello che hanno detto, continuano a ripetere una sola e medesima cosa. E una volta che un discorso sia scritto, rotola da per tutto, nelle mani di coloro che se ne intendono e così pure nelle mani di coloro ai quali non importa nulla, e non sa a chi deve parlare e a chi no. E se gli recano offesa e a torto lo oltraggiano, ha sempre bisogno del padre, perché non è capace di difendersi e di aiutarsi da solo.

 –  Come è che possiamo definire l’interpretazione sul concetto di bello di un quadro? — La questione sul concetto di cos`è bello e cos´ è brutto varia nei secoli,ossia, è il contesto, la moda, la norma, il canone che cambiano nel corso della storia.

 – Come si possono analizzare l´insieme degli elementi che si osservano in una pittura? — Anche questa analisi cambia con il tempo. Ad esempio, il cubismo (ossia – Picasso – futurismo italiano ecc.) rifiutanno la tradizione, la prospettiva.

 giotto la madona

Ad esempio, questo è un quadro di Giotto (Colle Vespignano, 12661337), Ognissanti Madonna(1310-15), La Madonna è molto grande, perché la sua importanza è considerata maggiore: in questa pittura c´è una “prospettiva” simbolica. Come la Madonna è particolarmente importante, deve essere rappresentata grande e al centro. Questa costruzione della “prospettiva” simbolica era considerata usuale fino al sec. XIII, poi è stata sostituita dalla prospettiva che noi conosciamo, introdotta nel Rinascimento. La valutazione sul bello con il tempo cambia, come il ponto di vista.

 – In principio la poesia e la letteratura sono frutto di una lettura di un insieme della cultura e di un conflitto con indentificasione con una soluzione creativa, vuol dire, incorporazione della tradizione e suo superamento (soluzione creativa).

Il giudizio universale

-( Il problema)  Letteratura e poesia sono frutto di un conflito con le norme ( la tradizione). Perchè? Nella tradizione ocidentale c’è una seconda vertente che è quella che biblica (ebraica)  che si basa sul testo senza imagine. La tradizione biblica (ebraica) esalta la scrittura alfabetica, condana l’imagine – é tutto l’oposto di Platone –  alla cui l’origine c’è Giotto, è un esempio tra scritura e poesia. “Il giudizio universale”(alla destra). Lui é considerato un precursore di “Il trionfo della Morte” di Buffalmaco.Giotto è n esempio della nuova discusioni tra pintura e poesia.

Giotto è un vero antagonista di Boccaccio, c’è una novela che parla di Gotto, secondo Boccaccio lui è grande perchè sa parlare e non disegnare.

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